Age quod agis (fai ciò che stai facendo) è una serie di suggerimenti di lettura che esprimono il punto di fuga Matavitatau e che hanno accompagnato alcuni appuntamenti associativi e iniziative svolte. I brani e i testi citati sottolineano il metodo di impatto con la realtà che l’Associazione privilegia, basato sulla “meraviglia” e sul fare esperienza.

L’identità italiana

E. Galli della Loggia (Bologna 1998 – Ed. Il Mulino)

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«Nulla ha segnato così profondamente e definitivamente l’identità italiana – tanto la fisionomia fisica del paese e il suo volto esteriore, quanto la sua anima e la sua cultura – come la concomitante presenza nella sua penisola di Roma e della sua eredità, da un lato, e della sede della Chiesa cattolica dall’altro.Il sovrapporsi di civiltà romana e di cristianesimo cattolico sul suolo della penisola hanno rappresentato per l’Italia un deposito storico di tale spessore e prestigio da riverberarsi sulle sue vicende in modo e misura assolutamente unici e decisivi. L’Italia ha acquistato per sempre, grazie a tale sovrapporsi un posto centrale nella civiltà dell’Europa e dell’intero mondo che da essa è stato e continua a essere influenzato.
Presidiando il passato classico e la culla della cristianità occidentale, non solo è come se l’Italia presidiasse l’identità di ogni europeo, ma a tale identità essa ha dato un contributo essenziale, essendo stata la prima ad elaborare, aggiornare e adattare quel passato.
… Sono innumerevoli le conseguenze concrete cui ha dato luogo la presenza incessantemente operante dell’eredità latina e cristiana. Basti pensare allo straordinario policentrismo urbano, lascito diretto dell’epoca romana.
… L’immagine dell’Italia femminile e turrita (a mura di città), di un’Italia urbana che comincia a figurare sulle monete a partire da Traiano, ma che forse risale addirittura all’età augustea, sarà ripreso con forza dalla civiltà cittadina del Tre-Quattrocento e anche allo sguardo straniero rappresenterà sempre uno degli aspetti più tipici della penisola.
… C’è un dato impressionante che testimonia di questa vocazione urbana che Roma, traendola dal passato italico, riprende e amplifica: su un campione di 8 mila insediamenti circa, presenti nell’Italia odierna, si è potuto constatare che 713 erano già esistenti in età preromana e ben 1.971 risalgono a quella romana: vale a dire che in complesso più o meno il 30 per cento dei centri considerati risalgono a un periodo di tempo precedente l’età medievale e moderna. Ma anche quando gli insediamenti risalgono a un passato più antico di quello romano, si può essere quasi sempre sicuri che è la struttura viaria sovrimpressa all’insediamento precedente in epoca romana, con il cardo e il decumano, con il foro e le terme, è quella struttura ad essere ancora oggi visibile e leggibile in cento e cento luoghi abitati d’Italia.
Insieme alle colonne e agli archi essi rappresentano la testimonianza fisica, quasi la prova fisica che attesta “la continuità della civiltà nella quale gli italiani non hanno mai cessato di riconoscersi.”»

LIBRO QUARTO – Satira X: Le nebbie dell’errore

Decimo Giunio Giovenale

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Su tutte le terre che da Cadice si estendono fino al Gange, dove spunta l’Aurora,
sono pochi coloro che sanno riconoscere,allontanando le nebbie dell’errore,
i veri beni da quelli che non lo sono.
Quando mai i nostri desideri e timori seguono la ragione?
A quale impresa riusciamo a dare inizio, senza doverci poi pentire di averla intrapresa e magari, anche, condotta fino in fondo?
Gli dèi non si sono mai fatti pregare due volte per distruggere intere case quando l’abbiano voluto gli stessi padroni.
Si bramano gli onori della toga, le glorie militari: cose queste che poi finiranno col nuocere.
A molti è causa di morte l’abbondanza torrenziale della propria eloquenza;
ad altri l’aver confidato nella propria forza e nei propri ammirevoli muscoli;
ma ancor di più ne soffoca il denaro, quando lo si mette insieme con infinita pazienza e in quantità così grande da superare tutti gli altri patrimoni

Il primo voto che tutti fanno – e non c’è tempio che non lo sappia-
è quello della ricchezza: vogliamo che essa aumenti, vogliamo che la nostra cassaforte sia la più massiccia del Foro.
Ma ricordati che nei bicchieri d’argilla nessuno ha mai bevuto il veleno;
comincialo a temere, quando berrai in tazze gemmate e il vino di Sezze
scintillerà in un vasto cratere d’oro.

E allora gli uomini non potranno più esprimere un desiderio?
Se vuoi un consiglio, lascia che siano gli dèi a decidere quel che più ti conviene
e che è utile ai tuoi interessi.
Gli dèi, invece di ciò che più piace, ci daranno ciò che più si adatta a noi: l’uomo infatti è più caro ai numi che a sé stesso.

Allora, se qualcosa vuoi chiedere ai numi,offrendo nei templi le viscere
e le salsicce sacre di un candido porco,
chiedi una mente sana in un corpo sano
( mens sana in corpore sano)
Chiedi uno spirito forte, libero dalla paura della morte,
che consideri una lunga vita come l’ultimo dei doni della natura, che sappia sopportare qualunque fatica, che sappia ignorare la collera e il desiderio
e che preferisca le dure fatiche di Ercole e le sue angosce, a tutti gli amori, le cene e le piume di Sardanapàlo.
I beni che io ti indico tu stesso puoi procurarteli.
Un solo sentiero guida con sicurezza ad una vita tranquilla: quello della virtù.
Sii saggio: nessun potere avrà più il cielo su te.
Siamo noi, o Fortuna che ti facciamo dea, e ti innalziamo agli astri.

Plurality. La legge della terra in Hannah Arendt

Giorgio Torresetti (Collana : “La nottola di Minerva” Giappicchelli Edizioni)

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H. Arendt, Vita Activa, 1964
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C. Pavese, Il Mestiere di vivere, 5 aprile 1945

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T. S. Eliot, Quattro Quartetti , 1959
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